Contenuti e forma
Credo sia giunto il momento di esporre in prima persona
le mie idee sulla poetica adeguata ai tempi di oggi, alla
cultura post-moderna e alla società post-moderna in
cui viviamo.
Dopo la grande poesia simbolista francese della seconda metà
dell'ottocento, dopo la grande poesia decadentistica pascoliana,
dopo la grande poesia panica di D'annunzio, dopo la grande
poesia crepuscolare di Guido Gozzano, Sergio Corazzini e Marino
Moretti, dopo la grande poesia futurista di Marinetti, dopo
la grande poesia espressionistica di Camillo Sbarbaro, dopo
la grande poesia religiosa di Clemente Rebora, dopo la grande
poesia degli immortali Ungaretti e Montale, dopo la grande
poesia ermetica di M. Luzi, S. Quasimodo e A. Gatto, dopo
la grande poesia neorealistica di Cesare Pavese, Elio Filippo
Accrocca e Elio Pagliarani, dopo la grande poesia neo-sperimentalista
di Edoardo Sanguineti e di Nanni Balestrini e di P. P. Pasolini,
dopo la grande poesia del riflusso degli anni '80 di Milo
De Angelis, Dario Bellezza e di tanti altri, dopo la grande
poesia intimistica e pluralistica degli anni '90, di Valerio
Magrelli, di Alda Merini, di Gianni D'Elia, e di tanti altri,
e dopo la grande cultura post-moderna degli anni '90, e dopo
la poesia multimediale di questo inizio XXI secolo, secondo
me oggi in questo decennio del nuovo secolo, la nuova poesia
deve essere soprattutto ed essenzialmente politica, perché
l'attuale situazione politica italiana e mondiale richiede
che i poeti si esprimano su argomenti politici e indichino
i valori etici adatti a quest'epoca storica.
Credo che sia venuto il momento di approntare una nuova poetica
adeguata alla società globalizzata, al ritmo crescente
della scienza e alle forze politiche mondiali che oggi interagiscono
tra di loro e che guidano il mondo. Allora io propongo a tutti
i poeti, ma specialmente ai poeti di sinistra, una nuova poetica
basata soprattutto su argomenti politici interni ed internazionali
e sui valori filosofici. Anche la grande poesia europea ha
parlato poco di poesia politica per cui c'è veramente
bisogno di abbandonare un atteggiamento comune a tutto il
mondo poetico tradizionale apolitico. Solo pochi poeti hanno
scritto poesie politiche come Luis Aragon, Paul E'luard, Brecht
e Pablo Neruda e diversi altri.
E' venuto, ora, il momento di accantonare la poesia scritta
sui grandi temi come l'amore o la morte, la natura e gli altri
temi generali o poesie occasionali o su fatti personali e
sentimentali dei poeti. Queste poesie tradizionali e apolitiche,
pur contenendo molta bellezza poetica interna alla singola
poesia, non esprimono un discorso politico ampio e aperto,
e quindi non danno risposte adeguate alla situazione sociale,
politica e culturale dell'Italia e del mondo in cui viviamo.
Come si vede da questa analisi sommaria della poesia del XIX
e XX secolo, l'80% della poesia ha svolto temi generali, generici,
sentimentali, circostanziali, occasionali, personali, descrittivi,
amorosi, e solo il 20% ha sviscerato problemi politici, interpretando
la realtà sociale in senso politico e dando soluzione
politiche ai problemi discussi. In queste poesie è
prevalso, insomma, l'IO del poeta rispetto ai problemi sociali
e politici. Ora secondo me, si deve capovolgere la percentuale
delle poesie: le poesie per l'80% si devono occupare di politica
e il 20% si può concedere di poetare su argomenti vari
o tradizionali.
Credo che invece, i grandi poeti di oggi debbano assumersi
la responsabilità di schierarsi pubblicamente e dichiarare
i propri valori e idee politiche e debbano indicare quali
sono, secondo loro, le vie da percorrere nelle varie controversie
politiche nazionali ed internazionali. Debbano intervenire
su problemi sociali ed esprimere gli orientamenti politici
capaci di trasformare e risolvere, descrivere e denunciare
la condizione della povera gente. Ma per far ciò prima
di tutto, oltre che scrivere su riviste specializzate o libri
di poesie che leggono in pochi, è necessario che debbano
parlare in pubblico, e soprattutto in televisione, sia quelle
private o satellitari o alla RAI. Infatti nelle televisioni
tutti parlano, tranne i poeti. Oggi nelle televisioni si vedono
programmi con ospiti giovani, ballerini, vecchi, vi sono programmi
demenziali, vi sono programmi su tutti gli argomenti, ma non
vi sono programmi culturali e con poeti che spiegano le loro
poetiche. Anche i molti libri di poesia che sono pubblicate,
non sono comprati come una volta da un folto pubblico, ma
sono solo letti da qualche appassionato lettore di poesie
e quindi l'unico modo per i poeti di farsi conoscere e far
conoscere le loro poesie, è quello di andare ed apparire
in televisione e spiegare i motivi della loro poesia.
Di tanto in tanto qualche poeta è invitato a partecipare
in qualche programma su un tema particolare o per la buona
volontà di qualche conduttore che li invita a parlare
su qualche argomento occasionale, ma sono apparizioni rare
come le mosche bianche. Io credo che la nuova poesia “neopolitica”
non deve essere intesa come un ritorno alla poesia neorealista,
perchè in effetti la poesia neorealista si prefiggeva
di denunciare le ingiustizie sociali e le discrepanze tra
ricchi e poveri o descrivendo la condizione misera della gente,
perché già questa denuncia era un messaggio
significativo per tutti: dai politici ai lettori comuni (esempio
classico i film di Vittorio De Sica che avevano lo scopo di
denunciare la condizione dell'italiano del dopoguerra come
la poesia di quegli anni). No!!! la poesia neopolitica di
oggi che io propongo non si deve fermare alla sola denuncia
dei fatti e delle situazioni inique e ingiuste della società,
ma il poeta stesso deve proporre in prima persona la propria
soluzione politica più giusta, che secondo lui deve
essere realizzata e messa in pratica in quel momento. Nella
poesia neopolitica, insomma il poeta stesso non deve scomparire
dietro il problema di cui vuol mettere in primo piano la drammatica
situazione, ma deve prendere posizione e proporre una soluzione
giusta secondo le sue idee politiche, facendo riferimento
alla sua ideologia senza avere paura di opporsi alla classe
dominante o ai politici al potere di turno.
La poesia neopolitica deve fare la sintesi tra idee politiche
del poeta e la denuncia del problema che si vuol risolvere
e che richiede l'intervento del poeta che sente quel problema
come suo e molto importante e a cui vuol dare una soluzione
urgente. Io credo che la poesia neopolitica toglie ai poeti
una buona dose di ipocrisia, perchè essi, come molti
intellettuali, nascondendosi dietro l'argomento della poesia
e dietro la forma di essa, non prendono posizione politicamente,
evitando così di scontrarsi con il potere e rimangono
nell'ombra e non fanno sentire la propria parola (né
politica né poetica), come è avvenuto nell'ultima
campagna elettorale, dove nessun poeta ha detto per chi votare,
non affrontando i problemi dibattuti da politici in televisione.
La poesia neopolitica afferma l’opposto di una celebre
frase latina “BENE VIXIT QUI BENE LATUIT” (ha
vissuto bene chi ha saputo bene stare nascosto). Ora io penso
che sia finito il tempo della ignavia e dell'ipocrisia per
i poeti, che devono invece parlare e schierarsi politicamente,
per indicare il proprio esempio di scelta e di progetto politico
più idoneo alla gente indecisa e incerta e ai molti
giovani che devono formarsi ancora una coscienza politica
definitiva.
Accettando queste premesse teoriche e pratiche la poesia politica
deve fare un salto di qualità enorme e i poeti devono
parlare in prima persona sui temi che la poesia contemporanea
deve trattare e sviluppare.
I grandi temi che io propongo per la poesia neopolitica attuale
potrebbero essere questi:
1) non avere paura di scrivere poesie politiche e non aver
paura di fare nomi e cognomi dei politici come faceva Brecht
(e come faccio io);
2) affermare le tesi e i valori di certi partiti politici
senza nascondersi dietro neutralismi furbeschi; è molto
brutto nascondersi sotto poesie generiche che possono essere
sia di destra che di sinistra;
3) affermare i valori della solidarietà, della fratellanza,
dell'uguaglianza, della democrazia e della pace;
4) dimostrare la superiorità dei valori della sinistra
contro i valori del capitalismo e dell'imperialismo;
5) non avere paura di vivere in una società globalizzata,
cioè i poeti devono esprimere non la paura, il rammarico
e il lamento di sentirsi soli e abbandonati e quindi scrivere
poesie di lamento o di rincrescimento o di rammarico, ma devono
scrivere poesie in cui si afferma la complessità della
vita contemporanea e convivere con essa senza abbattersi,
così come fanno le persone comuni che vivono senza
deprimersi e senza lamentarsi giorno per giorno. Quindi anche
i poeti devono partire dalla quotidianità e su di essa
innalzare tutte le forze per avere un buon rapporto con essa,
per cercare di raggiungere la felicità che ognuno cerca
ogni minuto. Devono invitare la gente a vivere il meglio possibile,
perchè come diceva il grande poeta Orazio “I
poeti vogliono o essere utili o divertire”; ebbene io
credo che i grandi poeti devono per prima cosa essere utili
e nello stesso tempo creare ovviamente belle poesie (politiche,
neopolitiche o comunque di interesse culturale e non solo
sentimentali)
6) avere fiducia nella scienza. Mentre, fino a oggi, i poeti
affermano che la poesia non deve avere fiducia nella scienza,
perché la scienza non riesce a captare e ad esprimere
i sentimenti interiori, i neopoeti politici di oggi devono
partire dai risultati della stessa facendo uso delle sue scoperte,
incoraggiare e portare avanti le soluzioni che essa ci prospetta.
In questo modo la poesia neopolitica si prende il compito
di farci capire il mondo in cui viviamo e di orientarci in
questo mondo multimediale tutto basato su percorsi telematici
e informatici (bisogna rendersi conto che il mondo moderno,
con i suoi ritmi lenti, è finito e viviamo nel post-moderno
in cui tutto è veloce, informatizzato, multimediale
e quindi pure i poeti devono adeguarsi a poetare presentandoci
questo mondo senza rimpiangere il mondo moderno)
7) Questi poeti politici non devono comunque sminuire o disprezzare
la religione, perché essa è molto importante
nella vita di ognuno, perchè la religione è
quell'attività umana che introduce il neonato e dà
il benvenuto alla vita, poi dà fiducia e fede durante
la vita e dà l'estrema unzione prima di morire. Tutte
queste cose sono importanti nella vita di un uomo, dato che
ogni uomo attraversa fasi di crisi e di debolezza, e molte
volte la fede aiuta a superare le situazioni critiche. Le
religioni, inoltre, fanno parte della civiltà e hanno
un valore psicologico molto importante nella vita di tutti
i giorni. Infatti credo che non c'è contraddizione
tra credere nella scienza e politica, e credere nella religione,
perchè la politica aiuta a vivere e la religione aiuta
a morire.
8) La nuova poetica politica deve difendere i grandi temi
della democrazia e della pace mondiale, e lottare contro coloro
che favoriscono le guerre e il terrorismo internazionale.
9) La poesia politica deve schierarsi con i vari partiti e
sostenere le tesi che di volta in volta quel partito esprime,
e scontrarsi contro le idee degli avversari senza avere timore
di uscire dal proprio nascondiglio e quindi di scrivere di
nascosto. La poesia politica deve scoprire gli inganni del
potere e gli imbrogli dei governanti e denunciarli senza timore
di essere perseguitati dai potenti.
10) Questi temi non escludono ovviamente i momenti personali
e intimi del poeta, ma i poeti politici non si devono fermare
a questi temi romantici, spiccioli, occasionali che non fanno
la grande poesia, ma devono esprimersi e cantare proprio le
grandi soluzioni della pace e riaffermare la democrazia in
tutte le sue forme.
Per quanto riguarda la forma delle poesie, anche qui ci vuole
una rivoluzione formale che dovrebbe consistere in una nuova
forma di scrittura. Dopo la grande poesia classica con la
rima, dopo la grande poesia libera, dopo la grande poesia
con le forme a disegni, dopo la grande poesia futurista senza
forma, come la famosa poesia delle parole in libertà
di Marinetti, dopo la grande poesie delle forme particolari
a disegni come la poesia di Pasolini a forma di rosa, dopo
la poesia degli ultimi anni in cui ogni poeta sceglie la propria
forma, a schema libero, senza punteggiatura, oggi la nuova
poetica politica può scegliere qualsiasi forma più
congeniale ad esprimere i contenuti di cui sopra. Per esempio
io propongo un nuovo tipo di forma di poesia che faccia uso
di frecce, di schemi di varie forme che indicano un percorso
fatto di parole, di figure diverse come questo (ovviamente
tutto realizzato tramite computer):

Questo schema non deve essere analizzato e visto come un
semplice e freddo diagramma visivo, ma deve esprimere la circolarità
e la corrispondenza tra le varie idee politiche, sociali e
culturali, per dare una forma nuova, originale alla poesia
politica, che appunto deve interpretare i problemi complessi
della nostra società.
Come si vede da questa poesia Dio non è all'apice del
disegno ma ricopre una parte laterale, corrispondente alla
scienza per indicare che hanno lo stesso valore ma in campi
diversi, mentre l'apice è costituito dalla felicità
a cui ogni uomo tende.
Inoltre è molto bella anche la poesia multimediale:
dove il testo è accompagnato dalle immagini e dalla
musica costruendo così un unico insieme complesso,
completo di testo, suoni e musica.
II
Presupposti teorici della poesia neopolitica.
I presupposti teorici della poesia neopolitica, non sono solo
quelli esposti sopra, e cioè la poesia non deve partire
solo dal mondo informatico, telematico, in cui viviamo, ma
la poesia neopolitica deve basarsi su presupposti filosofici
come quelli che furono esposti dalla filosofia dell'esistenzialismo.
Ora riporto alcuni brani molto importanti della filosofia
di J.P Sartre, la quale indica le affermazioni e le tesi della
poesia neopolitica. Sartre nel suo libro “L'esistenzialismo
è un umanismo” espone i capisaldi dell'esistenzialismo
che, secondo me, dovrebbero essere alla base della nuova poetica
politica. Ecco alcuni brani che confermano l'importanza del
fare e del vivere sull'esistenza dell'uomo: ”L'esistenza
precede l'essenza” (pagina 24 ) “Che significa
che l'esistenza preceda l'essenza? Significa che l'uomo esiste
innanzi tutto, si trova, sorge nel mondo, e che si definisce
dopo.....Sarà solo in seguito, e sarà quale
si sarà fatto. Così non c'è una natura
umana, poiché non c'è un Dio che la concepisca.
L'uomo è soltanto, non solo quale si concepisce, ma
quale si vuole, e precisamente, quale si concepisce dopo l'esistenza
e quale si vuole dopo questo slancio verso l'esistere: l'uomo
non è altro che ciò che si fa”. (Pagine
28 - 29).
“L'uomo, è, dapprima, un progetto che vive se
stesso soggettivamente, invece di essere un muschio, putredine
o cavolfiore; niente esiste prima di questo progetto; niente
esiste nel cielo intellegibile; l'uomo sarà innanzitutto
quello che avrà progettato di essere”.(pagina
29). Dostoevskij ha scritto:<<Se Dio non esiste tutto
è permesso>> (pagina 40). “Se davvero l'esistenza
precede l'essenza non si potrà mai fornire spiegazioni
riferendosi ad una natura umana data e fissata; in altri termini
non vi è determinismo; l'uomo è libero, l'uomo
è libertà”. (pagina 40 – 41). “L'uomo
non è niente altro che quello che progetta di essere;
egli non esiste che nella misura in cui si realizza; non è,
dunque, niente altro che l'insieme dei suoi atti, niente altro
che la sua vita”. (pagina 55) “Noi volgiamo dire
che l'uomo non è altro che una serie di iniziative,
che egli è la somma, l'organizzazione, l'insieme delle
relazioni che costituiscono queste iniziative”. (Pagina
57). “Ma l'esistenzialista quando descrive un vile,
dice che questo vile è responsabile della sua viltà”.
(pagina 58). “L'esistenzialista, invece, dice che il
vile si fa vile, che l'eroe si fa eroe; c'è sempre
una possibilità per il vile di non essere più
vile e per l'eroe di cessare di essere un eroe. Quello che
conta è l'impegno totale, e non sono un caso particolare,
un'azione particolare a impegnarvi totalmente”.(pagina
59-60). “Perché il destino dell'uomo è
nell'uomo stesso. E che la sola cosa che consente all'uomo
di vivere è l'azione”. (pagina 60). “L'uomo
si fa; non è qualcosa di bell'e fatto in partenza,
egli si fa scegliendo la propria morale, e la pressione delle
circostanze è tale che non può non sceglierne
una. Noi non definiamo l'uomo che in relazione a un impegno
E' vero nel senso che, ogni qualvolta l'uomo sceglie il suo
impegno e il suo progetto in piena sincerità e lucidità,
qualunque sia questo progetto, è impossibile preferirgliene
un altro”. (pagina 73). “Se abbiamo definito la
condizione dell'uomo come una libera scelta, senza scuse e
senza aiuti, chiunque si rifugi dietro la scusa delle sue
passioni, chiunque inventi un determinismo è un uomo
in malafede”. (pagina 74). “Allorchè dico
che la libertà in ogni circostanza concreta non può
avere altro scopo che di volere se stessa, una volta che l'uomo
abbia riconosciuto che egli pone dei valori egli stesso non
può più volere che una cosa: la libertà
come fondamento di tutti i valori”. (pagina 76). “Noi
vogliamo la libertà per la libertà e in ogni
circostanza particolare”. (pagina 77). “Prima
che voi la viviate, la vita di per se non è nulla,
sta a voi darle un senso, e il valore non è altro che
il senso che scegliete”. (pagina 82). “Bisogna
che l'uomo ritrovi se stesso e si persuada che niente, può
salvarlo da se stesso, fosse pure una prova valida dell'esistenza
di Dio”. (pagina 87). Questa conclusione è la
risposta a Heidegger che aveva detto che “Solo un Dio
ci può salvare”. Dunque le caratteristiche del
poeta esistenzialista sono: che l'esistenza precede l'essenza,
l'impegno, la sincerità, la libertà, il progetto
di scegliere e di scegliersi. Ho voluto riportare molti passi
del libro per recuperare tante belle idee ancora oggi valide
per tutti gli uomini e sopratutto per i poeti che hanno come
compito principale di non nascondere le proprie idee politiche,
di scegliere da che parte stare politicamente e di lottare
e di scrivere per gli obiettivi che ha scelto. Io per esempio
ho scelto la libertà, ma inserita nei valori della
democrazia e della solidarietà che rientrano nelle
grandi idee del socialismo democratico, per cui voto Ds.
I poeti politici non devono essere come gli ignavi, cioè
non devono nascondersi dietro false bandiere o mettersi maschere
per nascondere le proprie idee politiche, ma anzi proporre
idee politiche che devono servire a scuotere le coscienze
della gente e non ridurre la poesia a un semplice pretesto
per un oggetto di vita quotidiana o fare la celebrazione di
una persona amata. Infatti la poesia tradizionale apolitica,
è necessaria ma non è sufficiente per un poeta
di questi tempi, perchè negare o nascondere i problemi
politici che sconvolgono l'Italia e tutto il mondo è
come nascondersi la testa sotto la sabbia come fanno gli struzzi.
Come nel campo cinematografico c'è un filone particolare
corrispondente al 10% circa dei film (pornografici), che si
distacca completamente dal 90% degli altri film che trattano
tutti gli argomenti possibili e immaginabili; così
deve succedere nel campo della poesia. La poesia politica,
pur rappresentando solo il 10% di tutte le poesie, si deve
distaccare dal 90% delle altre poesie comuni, e deve presentarsi
come la nuova poesia rivoluzionaria e adeguata alla società
post-moderna.
Quindi la poesia politica che io propongo deve partire dalla
realtà pratica, sociale e politica, deve indicare percorsi
politici ben precisi, deve sollecitare la ragione e non i
sentimenti dei lettori e deve descrivere la realtà
per quella che è, deve smascherare tutti i tentativi
dei politici che vogliono ingannare e mistificare la realtà
quotidiana. Io, per esempio, scrivo poesie contro la politica
di Berlusconi che secondo me mistifica la realtà italiana.
Riporto come esempio la mia ultima poesia neopolitica, nata
durante la campagna elettorale, dove prendo posizione chiara
verso una parte politica e difendo i valori e le tesi della
sinsitra:
Berlusconi ei fu.
Tutto egli ha provato:la gloria
Dopo il maggior pericolo,
la fuga e la vittoria,
la Presidenza del Consiglio,
due volte nell’altare,
due volte nella polvere.
Ora con le braccia conserte
Al tacito morir del giorno
Se ne sta a pensare ai dì
Che furono furenti e fieri.
Fu vera gloria? Ai posteri
L’ardua sentenza.
E sparì in sì breve sponda
Ma non tanto da farlo
Stare zitto, anzi ricomincia
A sproloquiare più di prima.
Così passa la gloria del mondo.
Ormai per Te, e per i tuoi soci,
non c’è più nulla da fare
ripensa a quello che ha perso.
La destra conta e riconta
i voti mancanti e
i seggi vuoti al Parlamento.
Per noi la battaglia è vinta
La sinistra canta vittoria.
Noi, della sinistra, gioiamo e
alziamo in alto i calici e
brindiamo alla vittoria.
Mangiamo, beviamo, godiamo.
Viviamo, finalmente, in una Italia
Liberata dalla destra e dal suo falco.
Viviamo più leggeri, più freschi e
Più liberi.
È finita la grande paura, e
Il gran terrore di rivivere
Un nuovo governo disastroso.
Dopo 5 anni di sofferto silenzio
L’Italia, nuovamente, si è
Risvegliata a una vita più lieta
E a una giornata con più luce.
Si è tolta il peso di una trave
Che gli storceva il collo.
Adesso fervono i preparativi
Del buon governo di Prodi,
che prepara i nuovi obiettivi.
(Rex eris ….si recte facies
Sarai re, se agirai rettamente.)
Si scrivono e si riscrivono
I nomi nuovi dei ministri e
Dei ministeri rinnovati.
Già D’alema s’aspetta
Il massimo incarico
Della Repubblica.
Già Rutelli si prepara
Al suo lavoro propizio
Di buon lavoro per gli italiani.
Già Fassino, alto come un Frassino,
guarda dall’alto il brutto passato.
E tutti gli altri scalpitano
Per rinnovare questa amata Italia.
Quanto mai salda è
L’amicizia fra i simili.
Bisogna scegliere chi
Si vuole amare.
E a voi del buon governo Prodi
Vi dedico questi versi di P. Levi:
<<Sedete e contrattate
a vostra voglia, vecchie volpi argentate.
Vi mureremo in un palazzo splendido
Con cibo, vino, buoni letti e buon fuoco
Purché trattiate e contrattiate
Le vite dei nostri figli e le vostre.
Che tutta la sapienza del creato
Converga a benedire le vostre menti
E vi guidi nel labirinto>>.
(da Ad ora incerta
Canto dei morti invano)
Io, ritorno a gioire e a rivivere,
ritorno ad amare la natura,
la Sicilia, l’Italia e la vita.
Tutto ora mi sembra più bello,
Roma e Milano,
le case e le strade,
mia madre e le giovani donne
ed è più bella anche la Bindi.
Tutto cambierà:
la poesia diverrà politica
la politica diventerà poesia.
Modica 23 aprile 2006.
III
La poesia in Italia dopo il neorealismo.
Questo appello di Sartre apre il periodo della letteratura
“impegnata” in Europa; anche in Italia la nuova
poesia di Quasimodo e la rivista di Elio Vittorini aprono
al neorealismo. La poesia neorealista dura fino al 1960, quando
esce la raccolta poetica dei “Novissimi” che apre
alla poesia della neoavanguardia e poesia neosperimentale.
La via della neoavanguardia era stata aperta dalla rivista
“Officina” fondata e diretta da Pier Paolo Pasolini.
IV
Il postmoderno.
Nel 1979 il libro del filosofo francese F.Lyotard chiarisce
il significato del Postmoderno e della società postmoderna
che aveva già avuto inizio. Da allora in poi il postmoderno
è stato discusso e approfondito fino ai nostri giorni,
dato che ancora siamo immersi in mezzo al postmoderno. Viviamo,
insomma, in una società postmoderna, dopo l’esplosione
dei mezzi multimediali: dal PC ai telefonini ai grandi computer,
dalle nuove scienze della nanotecnologia alla creazione di
robot sempre più umanizzati.
F. Lyotard definiva la società degli anni 80 una società
postmoderna. Da allora in poi si è sviluppato un enorme
dibattito tra gli studiosi, tra filosofi su che cosa si debba
intendere per postmoderno. In sostanza la società postmoderna
è caratterizzata dalla pluralità delle informazioni
e dalla frammentazione della verità. Nelle società
postmoderne non vi è solo una verità riconosciuta
e valida per tutti, ma vi sono tante verità quante
sono le filosofie e le scienze che interpretano la società
e la storia. Ma soprattutto nella società postmoderna
vi sono tanti tipi di conoscenze quante sono tutte le discipline
scientifiche che oggi nel mondo producono nuova scienza e
nuova tecnologia. La diffusione delle immagini e delle informazioni
e delle conoscenze determina una società che ha un
alto ritmo di crescita e di progresso, che spazia in tutte
le scienze da quelle scientifiche a quelle umanistiche.
Dopo la morte delle grandi filosofie come il marxismo e l’esistenzialismo,
lo strutturalismo e il poststrutturalismo, nelle società
postmoderne non c’è una filosofia dominante,
ma tanti sistemi filosofici e tante religioni e teorie scientifiche
che si contendono fra di loro la verità più
vera e più solida e più credibile.
In un certo modo vi è un relativismo diffuso, dove
ogni singola teoria stimola il confronto e lo scontro con
altre filosofie e teorie scientifiche. Poi è nato il
Pensiero debole, secondo il quale, non c’è una
Ragione unica e originale fondante, ma vi sono tante ragioni
deboli che si scontrano fra di loro creando altre filosofie
e nuove interpretazioni del mondo e della storia.
Negli anni 90 lo sviluppo e il boom dei computer e di Internet
ha integrato il mondo in una unica rete mondiale che ha trasformato
tutti i continenti in un villaggio globale dove tutti sanno
in tempo reale ciò che succede in ogni parte della
terra. Sempre negli anni si è sviluppata la globalizzazione
cioè la penetrazione del sistema capitalistico in ogni
angolo del mondo e così la produzione economica è
diventata un sistema economico unificante e ramificato in
tutto il mondo. L’intreccio tra scienza, tecnica, e
globalizzazione economica caratterizza, per l’appunto,
le società postmoderne che sono le società più
avanzate, più ricche, e più opulente del mondo.
Dietro a queste nazioni ricche vi stanno le nazioni più
povere e meno avanzate sia a livello di tecnologia sia a livello
di scienza. Dietro a queste poi ci stanno le nazioni ancora
più povere del mondo, in Africa e nel medio oriente,
culturalmente arretrate e chiuse alla cultura dell’occidente.
Si può dire allora che il rapido sviluppo della scienza
e della tecnica oggi determina il ritmo di sviluppo delle
nazioni più avanzate, ritmo di sviluppo sempre più
vertiginoso e veloce che va dal mondo della telefonia al mondo
della tecnologia alle scoperte scientifiche che studiano l’universo
al microcosmo con le nanotecnologia. Il postmoderno e la letteratura
sono illustrate molto bene nelle due video cassette pubblicate
da Palumbo editore a cura di Margherita Ganeri e con interviste
a Remo Ceserani e Terry Eagleton.
V
Le video cassette della Palumbo:
1) La poesia del secondo novecento.
2) Il postmoderno e letteratura
La poesia del secondo novecento è formata da 4 video
cassette nelle quali Romano Luperini e Pietro Cataldi riassumono
in modo eccellente, ovviamente, le varie fasi della poesia
italiana dopo il neorealismo, fino al 2002.
All’inizio della prima cassetta, i curatori, affermano
che già Leopardi, all’inizio del 1800 ed Eugenio
Montale affermavano che la poesia era destinata a morire nelle
società sempre più avanzate e complesse. Sia
Leopardi che Montale erano concordi, ma Montale aveva aggiunto
che la poesia sarebbe rinata, ma in forme imprevedibili e
strane in seguito. Ora io credo che Montale aveva ragione
perché la nuova poesia multimediale gli sarebbe parsa
“strana ed imprevedibile”, rispetto alla poesia
”tradizionale”. Infatti credo che Montale giudicherebbe
strano l’uso del computer, ma io credo che lo riterrebbe
opportuno e utile allo sviluppo e al rinnovarsi della poesia.
Ora anche il filosofo Benedetto Croce all’inizio del
XX secolo aveva affermato che la tecnica non serve alla poesia
e bisognava dividere la poesia vera e pura dalla tecnica che
non è poesia. Da allora iniziò da parte dei
critici letterari di formazione crociana la differenzazione
tra poesia pura e tecnica, eliminando molte poesie che non
rientravo nella cosiddetta “poesia pura”. Ora
io credo che, all’inizio del XXI secolo, si può
affermare il contrario e cioè che la tecnica è
indispensabile alla creazione della poesia. Infatti l’uso
del computer permette di creare la poesia multimediale che
è la poesia più adatta alla nuova società
postmoderna, dove il computer assume un’importanza centrale
in tutti i campi della società: dal mondo del lavoro
al mondo della scienza, dalle Istituzioni allo sport, dai
mass media alla letteratura, alla poesia.
VI
Le poesie dal 2003 al 2006.
Io ho letto centinaia di libri di poesie e migliaia di poesie
dal 1980 al 2002.
Ecco, ora, un elenco di libri di poesie tradizionali che io
ho letto dopo il 2003.
Ne riporto il titolo e l’autore per farne una analisi
e poi faccio il confronto di queste poesie “Tradizionali”
con la mia poesia multimediale che io propongo come poesia
adeguata alla nostra società postmoderna.
1) Gianni D’Elia Bassa stagione 2003 Einaudi Editore;
2) Nuovi poeti italiani 5 2004 " "
3) Cesare Viviani La forma della vita 2005 " "
4) Attilio Lollini Notizie dalla Necropoli 2005 " "
5) Andrea Temporelli Il cielo di marte 2005 " "
6) Franco Loi Aria de la memoria 2005 " "
7) Ermanno Krumm Respiro 2005 " "
8) Franco Marcoaldi Animali in versi 2006 " "
9) Mariangela Gualtieri Senza polvere senza peso 2006 "
"
10) Valerio Magrelli Disturbi del sistema binario 2006. "
"
11) Mario Luzi Dottrina dell’estremo principiante 2006
Garzanti Ed.
12) Edoardo Sanguineti Il gatto lupesco 2002 Feltrinelli
13) Edoardo Sanguineti Mikrokosmos 2004 Feltrinelli
14) Daniele Piccini La poesia italiana dal 1960 a oggi 2005
Bur
15) M.Cucchi e S.Giovanardi Poeti italiano del secondo novecento
2004 Mondadori
Tutti questi libri di poesie appartengono alla poesia “tradizionale”
per diversi motivi: 1) perché sono scritti in libri
di carta; 2) usano il colore nero su pagina bianca; 3) i temi
delle poesie sono vari e generici; 4) mancano i temi politici,
5) perché l’Io del poeta è predominante.
In sintesi le caratteristiche principali di questi libri di
poesie “tradizionali” sono:
1) C’è un’invadenza dell’io del poeta;
caratteristica quasi inevitabile nella poesia di tutti i tempi.
2) Quando il poeta cerca di eliminare il proprio io allora
parla di persone anonime, di gente creata dalla sua mente,
in rappresentanza della gente media o di persone povere, insomma
di persone anonime che vivono in Italia in questi anni, come
nelle poesie di Cesare Viviani che presenta una moltitudine
di persone anonime o suoi amici sui quali dice alcune cose
che lui conosce e descrive. Praticamente si cerca di dar voce
agli emarginati e ai giovani, che purtroppo non hanno voce
nei mass media ufficiali.
3) Il linguaggio di queste poesie è uguale al linguaggio
medio standard della lingua nazionale italiana per cui non
c’è quasi nessuna differenza tra il linguaggio
quotidiano e il linguaggio di queste poesie. Per questo motivo
il lettore non specializzato trova le poesie tradizionali,
“non poesie” perché troppo vicine al linguaggio
comune e standard nazionale.
4) In effetti il linguaggio standard nazionale ha inglobato
il linguaggio non solo poetico ma anche quello di altri settori
della società perché l’ininterrotta comunicazione
dei mass-media ha ampliato il linguaggio quotidiano per cui,
mentre una volta il linguaggio della poesia era usato solo
dai poeti, oggi è difficile non usare il linguaggio
standard che va da quello dei giovani a quello scientifico,
incorporando quello poetico.
5) I temi sono o generici o personali o occasionali, insomma
sono temi che non coinvolgono più il lettore. Quelli
personali riguardano il poeta e quindi il lettore non si sente
coinvolto perché il poeta parla di suoi sentimenti
e non trasversali a tutti i i lettori per cui si annoia e
abbandona la poesia. I temi generici sono noiosi perché
non coinvolgono i lettori in problematiche comuni ai temi
nazionali e sopranazionali. I temi occasionali traggono origine
da motivi personali del poeta o comunque trattano un argomento
puramente occasionale per cui non coinvolgono il lettore che
vorrebbe dalla poesia alcune indicazioni generali e valide
per tutti.
6) Da queste considerazioni io affermo che la poesia tradizionale
è divenuta monotona, noiosa, banale, ripetitiva, priva
di bellezza per cui si allontana molto dalla gente comune
ed è letta soltanto dagli addetti alla poesia, cioè
i poeti stessi, gli insegnanti di lettere, e pochi altri amanti
del genere letterario.
VII
Il nuovo linguaggio del computer.
Credo che a tutti questi inconvenienti della poesia tradizionale
si può rimediare solo con la poesia multimediale che
si può integrare con la poesia postmoderna ovvero citazionista,
intertestuale e ipertestuale. I nuovi software per creare
presentazioni multimediali (ad esempio Microsoft Power Point)
danno la possibilità di creare poesie nuove, sia nella
forma sia nel linguaggio con l’uso del linguaggio multimediale.
Infatti l’uso di questi software permette di abbinare
insieme: musica, immagini, testo multimediale, filmati, colori
di sfondo e caratteri diversi e vari, effetti creativi pieni
di fantasia e non standardizzati.
VIII
La nascita della poesia multimediale.
Ed è quello che ho fatto io, creare una nuova poesia
multimediale, cioè il montaggio di poesie multimediali
scritte con il Power Point e così rinnovare la poesia
tradizionale in forme più “giovani”, moderne
e adeguate alla società postmoderna, usando il linguaggio
del Power Point che i giovani sanno usare bene. Credo si possano
creare poesie che non siano più monotone, noiose, perché
con la musica di fondo, con le immagini appropriate e con
la scrittura multicolore, inventiva del computer la poesia
perde le caratteristiche della poesia tradizionale e acquista
le caratteristica della poesia multimediale e cioè
una poesia che utilizza il nuovo linguaggio del power point
e rende la poesia più bella e più accattivante.
I limiti attuali di questo tipo di poesia sono due:
1) l’uso un po’ complesso del computer rispetto
alla carta e alla penna (limite già superato) perché
il 90% dei giovani già usa il computer in modo naturale,
scolastico.
2) Il computer non si può trasportare tanto facilmente
come un foglietto di carta e la penna (limite già superato).
I nuovi computer sono sempre più piccoli e leggeri,
permettono non solo di leggere la poesia ma anche di ascoltarla
in qualsiasi posto e luogo con i lettori IPOD.
IX
La nuova poesia multimediale adeguata alla società
postmoderna.
Ma la nuova poesia multimediale, secondo me, non si deve limitare
a rinnovare la poesia tradizionale solo nel linguaggio e nella
forma, deve attuare anche una riforma nei temi e nei contenuti.
Quando ho fatto la breve analisi di alcuni libri di poesie
usciti in questi ultimi anni ho messo in luce che i temi sono:
personali, generici, generali o occasionali e tutte queste
caratteristiche sono ben lontane dal coinvolgere il lettore.
Spiego perché:
1) se la poesia è di carattere personale, il lettore
si disinteressa subito al fatto personale dell’autore;
2) se la poesia presenta un tema generico, il lettore si annoia
subito e smette di leggere;
3) se la poesia presenta un tema generale, la poesia per il
lettore diventa monotona e non significativa;
4) se la poesia presenta un fatto occasionale, il lettore
lo trova banale e ovvia e così smette di leggere.
Se a tutto ciò si aggiunge la monotonia del linguaggio
tradizionale e la specificità del linguaggio poetico
confuso ormai con il linguaggio standard, allora per davvero
si può dire che la poesia tradizionale è morta.
Invece con l’uso del power point, come spiegato prima,
la poesia acquista le caratteristiche della vivacità,
dell’allegria, del fascino che si crea abbinando insieme,
musica, immagini, caratteri multimediali delle parole e del
testo. La scrittura assume quindi i caratteri più nuovi
e creativi che il computer offre all’inventiva del poeta.
Ma dicevo che tutto questo non basta ad innovare la poesia:
ci vuole anche il rinnovamento dei contenuti. Allora per ovviare
e rinnovare i temi e i contenuti bisogna trovare argomenti
che interessino tutti i lettori, per cui credo che i nuovi
temi della poesia multimediale debbano essere quelli della
politica e della sfera sociale ed istituzionale, perché
credo che questi temi interessino tutti, poiché ogni
lettore ha la propria idea politica e vuole confrontarsi con
le idee politiche degli altri. Ora ogni poeta scrivendo la
propria poesia esprime il suo pensiero politico: di destra,
di centro, o di sinistra o qualsiasi altro punto di vista
politico. Su questo punto la libertà d’espressione
è totale e davanti al computer ogni poeta ha la possibilità
di mostrare filmati, fotografie, immagini che vuole e con
la libertà che sceglie.
Il lettore di poesie in questo modo legge una poesia politica
e si può confrontare con le proprie idee, giudicando
e tenendo conto delle idee politiche e delle scelte del poeta.
Come diceva il poeta Mario Luzi “la storia deve entrare
nell’essere” cioè ogni lettore deve sentirsi
parte integrante della società e a sua volta la società
deve collaborare con il piano divino. Infine concludo che
se non si può uscire dal “pensiero unico”
cioè dalla società capitalistica globalizzata,
si può certamente votare un governo di centro-sinistra
democratico che attenui i malesseri e i disagi del capitalismo
globalizzata. In questo senso la nuova poesia multimediale,
politicizzata (nel senso di poesia politica) può essere
veramente utile e interessante ai lettori, perché li
coinvolge direttamente nei loro bisogni primari (governabilità
e direzione dello Stato) e il poeta può presentare
una poesia nuova, vivace e colorata nella forma e le proprie
idee che siano di indicazione ai lettori.
Modica 04 Giugno 2006
Carrubba Biagio
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