Ognuno ha la propria dimensione; ognuno ha
il proprio equilibrio psicofisico che lo fa stare
bene nella propria pelle. E quando ognuno realizza
pienamente i suoi desideri, allora gli pare di non
stare più nella propria pelle, cioè
ha la sensazione che la sua pelle non riesca più
a contenere tutta la sua felicità, come si
suole dire: “Quello è uno che per la
troppa felicità non sta nella propria pelle
".
II
La dimensione fondamentale di mio padre è
quella di andare in campagna tutti i giorni per
coltivare qualche verdura, qualche frutto o semplicemente
per stare a contatto con la terra, con gli alberi,
con l'acqua, con gli animali da cortile e con l'aria
pura della campagna.
Ha bisogno ogni tanto di evadere da casa, anche
se ama tanto la sua famiglia, la mamma, la figlia
Maria, suo genero e i suoi nipoti: Giorgio, Elisa,
Luigi.
Adesso mio padre è in pensione, ma in gioventù
è stato un muratore, un lavoratore instancabile
ed infaticabile, capace di costruire delle case,
cominciando dalle fondamenta per finire al tetto,
dagli intonaci ai rifinimenti interni. Ancora oggi
sa costruire molto bene i forni di pietra e i muri
a secco che dividono i terreni o i bordi delle strade.
Però qualche mese fa ha avuto un grave incidente
con la sua ape dal quale si è ripreso abbastanza
bene ritornando a riprendere il suo normale ritmo
di lavoro in campagna e a costruire i muri a secco
nei vari terreni vicino a Scicli. Posso tranquillamente
affermare che mio padre è stato un modesto
muratore ma un grande ed infaticabile lavoratore.
Mio padre ha lavorato tutta la vita con i blocchetti
di pietra con i quali ha costruito molte case a
Scicli e nelle borgate marine di Cava D'Aliga e
di Donnalucata. Mio padre era un discreto artigiano,
ma fattivo e attivo muratore. Qualcosa di lui e
della sua arte sicuramente rimarrà dopo di
lui; spero che anche di me qualcosa rimarrà
in questi scolari postmoderni perché la bellezza
per la poesia colpirà qualcuno di loro e
ci sarà qualcuno che amerà la poesia
che io per la prima volta gli farò conoscere
così come il mio maestro di scuola elementare
mi ha fatto innamorare della poesia leggendo in
classe la bellissima poesia “Se fossi pittore”
di Edmondo De Amicis. Ancora oggi, quando la leggo
a distanza di molti anni, mi fa sempre piacere rileggerla
e mi regala una emozione nuova.
Io ho vaghi ricordi di mio padre giovane, invece
ne ho molti dalla mia gioventù, perché
ho lavorato insieme a lui per parecchio tempo per
guadagnarmi qualche soldo per pagarmi le tasse del
corso di specializzazione per alunni handicappati
tra il 1981 e il 1983 o per sostenere qualche spesa
necessaria. Ricordo una vecchia foto dove lui è
sopra un motorino mentre lo guida con una canottiera
bianca senza maniche in piena estate sul litorale
sciclitano e io sono accanto a lui. Mio padre cambiava
spesso motori, poi passò all'automobile,
con la quale vi trasportava anche i suoi strumenti
di lavoro.
Lui ha lavorato sempre con suo fratello Michele
e loro due sono andati sempre d'accordo fino a qualche
anno fa, quando ormai la vecchiaia e i malori dell'età
si sono fatti forti. Ancora oggi ogni tanto si rivedono
per raccontarsi i loro fatti recenti, ma anche mio
zio Michele ha avuto diversi incidenti e purtroppo
è morto alla fine del 1999. Volevo molto
bene a questo mio zio “Michelino” con
il quale molte volte ho giocato a scopa e mi ricordo
che giocavamo per simpatia reciproca. Ricordo inoltre
che il più delle volte vinceva lui. Purtroppo
ho combinato un grosso guaio perché per la
mia forte depressione non andai al suo funerale
e adesso capisco che dovevo farlo e adesso mi colpevolizzo
per questa mia mancanza alla quale proverò
a porre rimedio andando a trovarlo al cimitero di
Scicli. Poi i miei rapporti con mio padre si sono
fatti difficili e distaccati come succede a tutti
gli adulti che non hanno niente in comune e le distanze
culturali si fanno irreversibili. Adesso il rapporto
affettivo con mio padre è diventato buono,
dopo l'incidente che lui ha avuto e dopo tanti anni
di distacco e di silenzio. Io, ora, vivo qui a Modica,
dopo essermi risposato, mentre Lui continua vivere
a Scicli vicino all'affetto di mia madre, di sua
figlia e dei suoi nipoti. Da qualche anno ha comprato
un pezzo di terreno, in zona Filippa presso Donnalucata,
dove ogni mattina va a coltivare i suoi alberi da
frutta, le sue verdure che a tempo debito porta
a casa per la gioia di tutti. So che per lui queste
ore dedicate alla natura sono sempre ore felici
perché per lui costituiscono una svago e
un contatto con la natura puro e genuino.
Altri ricordi della mia fanciullezza con mio padre
giovane riguardano un momento in cui mi disse una
parola affettuosa della quale fui felice. Un'altra
volta, invece, mi cadde il melone dal motore e lui
si arrabbiò tanto. Ma per noi l'estate era
una grande festa proprio perché mio padre
riempiva la casa di cocomeri e ce ne era sempre
una fetta fresca nel frigo che ci portava allegria
nell'animo e ci dava dolcezza nel palato. Ma mio
padre è stato soprattutto un uomo di grande
generosità e di grande bontà con i
suoi figli e con i suoi parenti. Ed io ho certamente
ereditato ed introiettato queste due bellissime
qualità.
III
Purtroppo oggi esse mi creano più malessere
che benessere. Ogni giorno devo affrontare gente
ostile e aggressiva alla quale non so rispondere
che con questa bontà e mi ritrovo come dice
il poeta:
" E tu, che l'intendi, al macigno
Parli come all ' albero, al cane
Cui getti anche un tozzo di pane…
E quello ti ringhia maligno.
Neppure ti volgi. Chi sente
La vita in sé, forte ma buona,
sorride agli insulti, perdona,
più alacre fatto, più ardente”.
Da "Ammonimento" di Francesco Pastonchi.
Ma tutta questa predisposizione d'animo di bontà
mi procura più attacchi e accuse che comprensione
e gentilezza.
Adesso tutto è cambiato; ora sono io che
da solo, senza l'aiuto di mia madre, devo sbrigarmi
tutte le faccende di casa sia le lezioni per la
scuola; ma la scuola di oggi non è quella
di una volta dove c'erano alunni educati e silenziosi.
Oggi alcuni alunni sono diseducati, aggressivi,
chiassosi, ipocriti e non hanno nessun rispetto
per i professori.
Adesso tutto è cambiato; allora io ero piccolo
e mio padre grande, adesso io sono grande e lui
è vecchio. Anche a scuola ora io non sono
più uno scolaro ma sono il professore.
E, quando osservo, certe volte, gli alunni che scrivono
davanti a me, mi sembra di rivedere me stesso nella
scuola media d'allora che diventavo ansioso, ma
sempre educato, quando entravano in classe i professori
di cui ancora conservo qualche vago, lontano e benevolo
ricordo.
Scritta il 16 e il 18 marzo ’99.
Riveduta in maniera definitiva
il 9 Febbraio 2007