Home Page
Poesie multimediali
Lavori per gli Alunni
Poesie Tradizionali
Recensioni poesie
Recensioni narrativa
Articoli per forum
Lavori vari
Attualità e Politica
Manifesto Poetico
 
 
Area Privata
   
Per mio padre Carrubba Luigi
 

Ognuno ha la propria dimensione; ognuno ha il proprio equilibrio psicofisico che lo fa stare bene nella propria pelle. E quando ognuno realizza pienamente i suoi desideri, allora gli pare di non stare più nella propria pelle, cioè ha la sensazione che la sua pelle non riesca più a contenere tutta la sua felicità, come si suole dire: “Quello è uno che per la troppa felicità non sta nella propria pelle ".

II

La dimensione fondamentale di mio padre è quella di andare in campagna tutti i giorni per coltivare qualche verdura, qualche frutto o semplicemente per stare a contatto con la terra, con gli alberi, con l'acqua, con gli animali da cortile e con l'aria pura della campagna.
Ha bisogno ogni tanto di evadere da casa, anche se ama tanto la sua famiglia, la mamma, la figlia Maria, suo genero e i suoi nipoti: Giorgio, Elisa, Luigi.
Adesso mio padre è in pensione, ma in gioventù è stato un muratore, un lavoratore instancabile ed infaticabile, capace di costruire delle case, cominciando dalle fondamenta per finire al tetto, dagli intonaci ai rifinimenti interni. Ancora oggi sa costruire molto bene i forni di pietra e i muri a secco che dividono i terreni o i bordi delle strade. Però qualche mese fa ha avuto un grave incidente con la sua ape dal quale si è ripreso abbastanza bene ritornando a riprendere il suo normale ritmo di lavoro in campagna e a costruire i muri a secco nei vari terreni vicino a Scicli. Posso tranquillamente affermare che mio padre è stato un modesto muratore ma un grande ed infaticabile lavoratore.
Mio padre ha lavorato tutta la vita con i blocchetti di pietra con i quali ha costruito molte case a Scicli e nelle borgate marine di Cava D'Aliga e di Donnalucata. Mio padre era un discreto artigiano, ma fattivo e attivo muratore. Qualcosa di lui e della sua arte sicuramente rimarrà dopo di lui; spero che anche di me qualcosa rimarrà in questi scolari postmoderni perché la bellezza per la poesia colpirà qualcuno di loro e ci sarà qualcuno che amerà la poesia che io per la prima volta gli farò conoscere così come il mio maestro di scuola elementare mi ha fatto innamorare della poesia leggendo in classe la bellissima poesia “Se fossi pittore” di Edmondo De Amicis. Ancora oggi, quando la leggo a distanza di molti anni, mi fa sempre piacere rileggerla e mi regala una emozione nuova.
Io ho vaghi ricordi di mio padre giovane, invece ne ho molti dalla mia gioventù, perché ho lavorato insieme a lui per parecchio tempo per guadagnarmi qualche soldo per pagarmi le tasse del corso di specializzazione per alunni handicappati tra il 1981 e il 1983 o per sostenere qualche spesa necessaria. Ricordo una vecchia foto dove lui è sopra un motorino mentre lo guida con una canottiera bianca senza maniche in piena estate sul litorale sciclitano e io sono accanto a lui. Mio padre cambiava spesso motori, poi passò all'automobile, con la quale vi trasportava anche i suoi strumenti di lavoro.
Lui ha lavorato sempre con suo fratello Michele e loro due sono andati sempre d'accordo fino a qualche anno fa, quando ormai la vecchiaia e i malori dell'età si sono fatti forti. Ancora oggi ogni tanto si rivedono per raccontarsi i loro fatti recenti, ma anche mio zio Michele ha avuto diversi incidenti e purtroppo è morto alla fine del 1999. Volevo molto bene a questo mio zio “Michelino” con il quale molte volte ho giocato a scopa e mi ricordo che giocavamo per simpatia reciproca. Ricordo inoltre che il più delle volte vinceva lui. Purtroppo ho combinato un grosso guaio perché per la mia forte depressione non andai al suo funerale e adesso capisco che dovevo farlo e adesso mi colpevolizzo per questa mia mancanza alla quale proverò a porre rimedio andando a trovarlo al cimitero di Scicli. Poi i miei rapporti con mio padre si sono fatti difficili e distaccati come succede a tutti gli adulti che non hanno niente in comune e le distanze culturali si fanno irreversibili. Adesso il rapporto affettivo con mio padre è diventato buono, dopo l'incidente che lui ha avuto e dopo tanti anni di distacco e di silenzio. Io, ora, vivo qui a Modica, dopo essermi risposato, mentre Lui continua vivere a Scicli vicino all'affetto di mia madre, di sua figlia e dei suoi nipoti. Da qualche anno ha comprato un pezzo di terreno, in zona Filippa presso Donnalucata, dove ogni mattina va a coltivare i suoi alberi da frutta, le sue verdure che a tempo debito porta a casa per la gioia di tutti. So che per lui queste ore dedicate alla natura sono sempre ore felici perché per lui costituiscono una svago e un contatto con la natura puro e genuino.
Altri ricordi della mia fanciullezza con mio padre giovane riguardano un momento in cui mi disse una parola affettuosa della quale fui felice. Un'altra volta, invece, mi cadde il melone dal motore e lui si arrabbiò tanto. Ma per noi l'estate era una grande festa proprio perché mio padre riempiva la casa di cocomeri e ce ne era sempre una fetta fresca nel frigo che ci portava allegria nell'animo e ci dava dolcezza nel palato. Ma mio padre è stato soprattutto un uomo di grande generosità e di grande bontà con i suoi figli e con i suoi parenti. Ed io ho certamente ereditato ed introiettato queste due bellissime qualità.


III

Purtroppo oggi esse mi creano più malessere che benessere. Ogni giorno devo affrontare gente ostile e aggressiva alla quale non so rispondere che con questa bontà e mi ritrovo come dice il poeta:
" E tu, che l'intendi, al macigno
Parli come all ' albero, al cane
Cui getti anche un tozzo di pane…
E quello ti ringhia maligno.
Neppure ti volgi. Chi sente
La vita in sé, forte ma buona,
sorride agli insulti, perdona,
più alacre fatto, più ardente”.
Da "Ammonimento" di Francesco Pastonchi.
Ma tutta questa predisposizione d'animo di bontà mi procura più attacchi e accuse che comprensione e gentilezza.
Adesso tutto è cambiato; ora sono io che da solo, senza l'aiuto di mia madre, devo sbrigarmi tutte le faccende di casa sia le lezioni per la scuola; ma la scuola di oggi non è quella di una volta dove c'erano alunni educati e silenziosi. Oggi alcuni alunni sono diseducati, aggressivi, chiassosi, ipocriti e non hanno nessun rispetto per i professori.
Adesso tutto è cambiato; allora io ero piccolo e mio padre grande, adesso io sono grande e lui è vecchio. Anche a scuola ora io non sono più uno scolaro ma sono il professore.
E, quando osservo, certe volte, gli alunni che scrivono davanti a me, mi sembra di rivedere me stesso nella scuola media d'allora che diventavo ansioso, ma sempre educato, quando entravano in classe i professori di cui ancora conservo qualche vago, lontano e benevolo ricordo.


Scritta il 16 e il 18 marzo ’99.

Riveduta in maniera definitiva

il 9 Febbraio 2007


 

 

Realizzazione e Grafica Jweb