Mamma ti dedico questa poesia
scritta da me già qualche anno fa,
riveduta oggi e credo
ancora bella e attuale per sempre.
A mia madre
Mamma, mamma,
tu che mi hai generato
sei parsa ai miei occhi
fin da bambino una donna
forte, instancabile e serena.
Mi hai aiutato anche da grande
con il tua grande amore.
Hai lavorato nella raccolta
dei pomodori per portare
a casa quei soldi bastanti
per andare avanti.
Forse io non riuscirò
a fare altrettanto,
ma è certo che il mio amore
dentro il mio cuore per te
è smisurato, è infinito e spero
di non recarti mai
nessun dolore.
Spero Iddio che ci porti lassù
con Lui tutti e due insieme
a festeggiare non il giorno
del trapasso,
ma il giorno della nuova vita,
che sarà certamente lieta
e piena di gioie e di dolcezze
affettive, uguali all’amore che mi
donavi quand’ero bambino.
A tutt’oggi che sei ancora in vita
anche se purtroppo ti vedo poco
perché vengo raramente a Scicli
spero che la tua vita sia lunga
e si prolunghi per sempre come la mia
per giungere insieme nel luogo
più bello del mondo.
Ti dedico inoltre la prima poesia che
ascoltai la prima volta dal mio
maestro di scuola elementare e
della quale mi innamorai tanto, che
ancora oggi la ricordo anche se vagamente.
La poesia parla di un pittore
che vorrebbe ritrarre
la propria madre in un quadro.
Anche io allora pensai che un giorno
avrei voluto ritrarre te
per tenerti bella come nella tua
gioventù. Purtroppo non sono un
pittore ma poichè sono un piccolo
poeta ti ho dedicata questa mia poesia
a cui faccio seguire i versi di Edmondo De Amicis
che porto ancora nel cuore e nella mente
a distanza di tanti anni e che mi
hanno fatto innamorare della poesia.
Credo che nella mia vita ho iniziato
a scrivere poesie, e continuo a farlo,
proprio perché in quella poesia, non solo
il poeta esprime tutto il suo amore per
la propria madre, ma perché mi piace
la poesia per quella che è e cioè
un messaggio forte che suscita
sensazioni ed emozioni belle nei cuori
e nella mente degli uomini.
Ecco il testo della stupenda poesia
di Edmondo De Amicis:
SE FOSSI PITTORE
Non sempre il tempo la beltà cancella
O la sfioran le lacrime e gli affani:
mia madre ha sessant’anni,
e più la guarda e più mi sembra bella,
Non ha un accenno, uno sguardo, un riso, un atto
Che ha non mi tocchi dolcemente il core;
ah se fossi pittore,
farei tutta la vita il suo ritratto!
Vorrei ritrarla quando china il viso
Perché io le baci la sua treccia bianca,
o quando, inferma e stanca,
nasconde il suo dolor sotto un sorriso.
Pur se fosse il mio priego in ciel accolto,
non chiederei di Raffael da Urbino
il pennello divino
per coronar di gloria il suo bel volto;
vorrei poter cangiar vita con vita,
dalle tutto il vigor degli anni miei,
veder me vecchio, e lei
dal sacrificio mio ringiovanita.
Carissima mamma ti amo sempre
come ti ho sempre amato da piccolo
e poiché più di questo non posso
fare ormai per te, se non dedicarti
gli ultimi miei anni a ringraziarti per
quello che hai fatto nella tua stupenda
e utile vita, non posso che aggiungere
la bellissima poesia di Salvatore Quasimodo
LETTERA ALLA MADRE che farà da
introduzione al video che ti dedicherò
e che sarà inviato su google.
Tutte le poesie verranno lette dal mio
carissimo amico e tecnico
Carmelo Santaera.
Ecco il testo della stupenda poesia
di Salvatore Quasimodo:
LETTERA ALLA MADRE
<<Mater dolcissima, ora scendeno le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d’acqua, bruciano di
neve;
non sono triste nel Nord: non sono
in pace con me, ma non aspetto
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. So che non stai bene, che vivi,
come tutte le madri dei poeti, povera
e giusta nella misura d’amore
per i figli lontani. Oggi sono io
che ti scrivo.>> - Finalmente, dirai, due
parole
di quel ragazzo che fuggì di notte con un
mantello corto
e alcuni versi in tasca, povero, così pronto
di cuore,
lo uccideranno un giorno in qualche luogo. –
<<Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo
di treni lenti che portavano mandorle e arance
alla foce dell’Imera, il fiume pieno di gazze,
di sale, d’eucalyptus. Ma ora ti ringrazio,
questo voglio, dell’ironia che hai messo
sul mio labbro, mite come la tua.
Quel sorriso mi ha salvato da pianti e da dolori.
E non importa se ora ho qualche lacrima per te,
per tutti quelli che come te aspettano
e non sanno che cosa. Ah, gentile morte
non toccare l’orologio in cucina che batte
sopra il muro
tutta la mia infanzia è passata sullo smalto
del suo quadrante, su quei fiori dipinti:
non toccare le mani, i cuori dei vecchi.
Ma forse qualcuno risponde? O morte di pietà,
morte di pudore. Addio, cara, addio, mia dolcissima
mater.>>
Il tuo caro figlio Biagio Carrubba
23 Dicembre 2006
Inserita in questa sezione del sito oggi 06 febbraio
2007