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Forse la mia ultima lettera a Mehmet di Nazim Hikmet analizzata da Biagio Carrubba.

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 Nazim Hikmet e la moglie Munevver Andac


Nazim Hikmet scrisse “Forse la mia ultima lettera a Mehmet” nel 1955 quando si trovava in esilio nell'URSS dove era fuggito clandestinamente dalla Turchia nel 1951.
Hikmet era rimasto in prigione, in Turchia, dal 1938 al 1950 per attività politica contro lo stato fascista turco di Kemal Ataturk.
La poesia è indirizzata al figlio Mehmet nato, in Turchia, nel 1951 dalla sua bellissima prima moglie Munevver Andac.
Un'altra bella poesia sullo stesso argomento di Nazim Hikmet è “Nasceranno da noi uomini migliori” ed entrambe le poesie trasmettono il carattere indomabile di Hikmet ed esprimono l'insopprimibile ottimismo e la fiducia nella vita del poeta.
Il poeta, in entrambe le poesie, invita suo figlio ad amare gli uomini per sempre.
Le due poesie sono scritte nello stesso periodo e lo si capisce dal fatto che in entrambe il poeta usa lo stesso linguaggio, la stessa forma verticale e la stessa tesi di amare gli uomini e di avere fiducia in essi perché gli uomini che verranno saranno migliori di quelli usciti dalla guerra.


Testo della poesia


I


Da una parte
gli aguzzini tra noi
ci separano come un muro.
D'altra parte
questo cuore sciagurato
mi ha fatto un brutto scherzo,
mio picco ... leggi tutto

Sono nato il 7 settembre 1953 a Modica, da Carrubba Luigi e da Ferlanti Assunta. Mio padre era un muratore, che all'età di trenta anni riusciva a lavorare per 10 ore al giorno, e ha costruite tante case nei centri marinari di Scicli. Mia madre ha fatto per tanti anni l'operaia ortofrutticola in una grande azienda agricola di Scicli.

Dopo aver frequentato le scuole elementari e medie con modesto profitto, il professore Giorgio Blanco, insegnante di latino, mi ha aiutato molto a recuperare al primo anno di Liceo. Mi ha dato un metodo di studio e da allora in poi non ho avuto più problemi al liceo scientifico di Scicli. Qui ricordo con piacere e con commozione la mia professoressa di Italiano, la signorina Flora Monteforte, che mi ha sempre sostenuto e aiutato nel triennio liceale.

(continua)
 
Dedico queste pagine di Primo Levi alla mia professoressa di italiano al tempo del liceo, Flora Monteforte, che ricordo con ammirazione per il suo impegno costante nell’insegnamento. (continua)
 
A mia madre ...
Mamma ti dedico questa poesia
scritta da me già qualche anno fa, riveduta oggi e credo
ancora bella e attuale per sempre.
(continua)
 
A mio padre
Ognuno ha la propria dimensione; ognuno ha il proprio equilibrio psicofisico che lo fa stare bene nella propria pelle. (continua)
 
A Massimo D'Alema
Nella mia grande stanza da letto, fredda ma adornata da bellissimi poster vaticani,
la tua foto è al centro della parete alla mia destra,
sei al centro di tante altre foto
(continua)
 
A Papa Giovanni Paolo II
Tu, Sommo Pontefice, come Dante Alighieri è stato Sommo Poeta, hai avuto nella tua fulgida e luminosa vita papale tanti giorni ed occasioni in cui hai saputo mostrare le tue grandi capacità pacifiche e teologiche. (continua)

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