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Cesare Pavese (14). Analisi e commento della poesia: Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.

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Introduzione alla poesia “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”.


"Verrà la morte e avrà i tuoi occhi" è la quarta poesia della omonima silloge pubblicata, per la prima volta, postuma nel 1951. L'intera sìlloge è ispirata all'amore di Cesare Pavese verso l'attrice Constance Dowling che il poeta aveva conosciuto il 1 gennaio 1950 a Roma presso la casa dei suoi amici Rubino.
La poesia fu scritta il 22 marzo 1950 ed è rivolta, come tutte le altre poesie della sìlloge, all'attrice americana a cui Pavese si rivolge in seconda persona. Tutte le poesie descrivono ed esprimono l'amore, o meglio il flirt, come dice il poeta nell'ultima poesia, tra lui e l'attrice americana.
La prima e grande differenza tra “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” e tutte le altre poesie della sìlloge è che questa poesia è l'unica di tono emotivo cupo e triste e preannuncia il suicidio del poeta, mentre le altre poesie esprimono l'amore in forma viva e tenero, benché conflittuale e tormentato.


Testo della poesia.


Verrà la morte e avrà i tuoi occhi -
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
que ... leggi tutto

Sono nato il 7 settembre 1953 a Modica, da Carrubba Luigi e da Ferlanti Assunta. Mio padre era un muratore, che all'età di trenta anni riusciva a lavorare per 10 ore al giorno, e ha costruite tante case nei centri marinari di Scicli. Mia madre ha fatto per tanti anni l'operaia ortofrutticola in una grande azienda agricola di Scicli.

Dopo aver frequentato le scuole elementari e medie con modesto profitto, il professore Giorgio Blanco, insegnante di latino, mi ha aiutato molto a recuperare al primo anno di Liceo. Mi ha dato un metodo di studio e da allora in poi non ho avuto più problemi al liceo scientifico di Scicli. Qui ricordo con piacere e con commozione la mia professoressa di Italiano, la signorina Flora Monteforte, che mi ha sempre sostenuto e aiutato nel triennio liceale.

(continua)
 
Dedico queste pagine di Primo Levi alla mia professoressa di italiano al tempo del liceo, Flora Monteforte, che ricordo con ammirazione per il suo impegno costante nell’insegnamento. (continua)
 
A mia madre ...
Mamma ti dedico questa poesia
scritta da me già qualche anno fa, riveduta oggi e credo
ancora bella e attuale per sempre.
(continua)
 
A mio padre
Ognuno ha la propria dimensione; ognuno ha il proprio equilibrio psicofisico che lo fa stare bene nella propria pelle. (continua)
 
A Massimo D'Alema
Nella mia grande stanza da letto, fredda ma adornata da bellissimi poster vaticani,
la tua foto è al centro della parete alla mia destra,
sei al centro di tante altre foto
(continua)
 
A Papa Giovanni Paolo II
Tu, Sommo Pontefice, come Dante Alighieri è stato Sommo Poeta, hai avuto nella tua fulgida e luminosa vita papale tanti giorni ed occasioni in cui hai saputo mostrare le tue grandi capacità pacifiche e teologiche. (continua)

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